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Portami al Confine. Trailer

Mirella Bentivoglio
Klagenfurt (AT) 1922 - Roma 2017 
bentivoglio, uovo alla coque

Il consumatore consumato: uovo à la coque, 1974 - 1984
marmo, cm 32,5 x 20 x 20
Donazione M. Bentivoglio, Roma

 

 

bentivoglio mirella_musma

Compiuti gli studi umanistici in Italia, in Svizzera e in Inghilterra, Mirella Bentivoglio si dedica giovanissima al giornalismo e all'attività poetica. Nel 1943 pubblica la sua prima raccolta di versi intitolata Giardino. Dal 1959, dopo aver frequentato il Seminar for American studies a Salisburgo, si occupa anche di critica d'arte con uno studio monografico su B. Shahn (Ben Shahn, 1963).
A partire dal 1966  approfondisce il proprio interesse per il potenziale espressivo del linguaggio e della scrittura, rivolgendosi alla sperimentazione poetico-visiva con un lavoro sulla parola-immagine e, in particolare, all'elaborazione di strutture simboliche di origine alfabetica.
Attraverso tecniche diverse, dal collage al fotocollage, alla serigrafia, l'artista manipola lettere, parole, segni fonetici, immagini, oggetti, composti in ironici giochi verbali con l'intento di moltiplicarne i significati alterandone il valore semantico.
Dopo la prima mostra personale, nel 1971 presso la galleria Schwarz a Milano, la sua originale interpretazione della poesia visiva progressivamente si evolve verso soluzioni più costruttive, fino a sfociare nella tridimensionalità con opere, anche di formato monumentale, incentrate su oggetti simbolici (il libro, l'uovo, l'albero ecc.) o segni aniconici ricorrenti.

Con instancabile approccio creativo, dalla fine degli anni Settanta, comincia a esprimersi anche attraverso azioni e performances. Oltre che nelle più importanti rassegne di poesia concreta e visiva, la sua opera è presente in significative mostre nazionali, mantenendo costante il proprio impegno critico sia attraverso i numerosi scritti, sia attraverso l'organizzazione di mostre.

«Uso la parola come immagine dal 1966. E mai più di una parola per volta. Ma oggi uso quasi esclusivamente la pietra. Sono considerata, erroneamente, uno scultore, sia pure atipico; in realtà il mio lavoro si svolge, oggi come ieri, in un ambito totalmente "poetico": tra linguaggio e immagine, tra linguaggio e materia, tra linguaggio e oggetto, tra linguaggio e ambiente. Ho dilatato l'uso della parola all'uso del simbolo: scelgo simboli universali, prelinguistici; matrici dei significanti, o, meglio ancora, matrici dei significati plurimi, dei significati aperti. (...) Utilizzo la forma dell'uovo come mio segno costante, emblema della vita, simbolo cosmico della perpetuità e dell'origine». Mirella Bentivoglio

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