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Portami al Confine. Trailer

Giovanna Bolognini
Volpera di Mapello (BG) 1955
giovanna bolognini, scudo per gli uomini che vanno alla guerra 2_musma

Scudo per gli uomini che vanno alla guerra 2, 1999
ferro cotto, cm 220 x 280 x 105
Donazione G. Bolognini, Bergamo


giovanna bolognini_musma
La scultura di Giovanna Bolognini si pone subito nei termini di un “incontro”, di un immediato, ammaliante vedersi e riconoscersi. Le sue forme accolgono, chiedono spesso di entrare, di essere vissute, abitate, percorse. Nel capacitarsi che si tratta di trame e grovigli di filo di ferro si impone la verifica del perché non si avverta mai angoscia, senso di costrizione, la sensazione è invece affatto contraria, e l’invito ac accostarsi, ad entrare, riconduce immediatamente all’atto dell’avvicinarsi ad una sapente dimensione antica, non solo di lavoro, ma di sentire. La scelta di avere una costante linguistica, il filo, non imbriglia il lavoro che libero cresce su se stesso e cha anzi trova nel medium solidissima e affascinante coerenza. (M.C. Rodeschini Galati- G. Brambilla Ranise).
«Le affinità tra la scultura che realizzo e me stessa, si incontrano nel punto di confine tra il sapere e l’ignoto. In questo esile sentiero si scontrano e si fondono delle esigenze fisiche ed intellettuali, di forme e visioni che hanno l’esigenza di tradursi concretamente attraverso il materiale (per ora è il ferro), di tramutarsi da un mondo immaginario al suo farsi reale. Questa è la scultura nella quale mi addentro per seguirla e ricercarla nel suo universo. Tutto ciò che avviene poi, nella tensione realizzativa, è un rapporto fisico fondamentale, dove lo stancarsi conduce ad un ritmo che abbatte le barriere mentali. Da qui nasce l’integrazione tra me e la scultura, in un ritmo sinergico». Giovanna Bolognini

INTERVISTA A GIOVANNA BOLOGNINI
a cura dell'Ufficio stampa del MUSMA

Quando o in che occasione particolare hai detto a te stessa: “Io voglio fare l’artista”?
Da quando sono piccola, le matite colorate e poi le tempere sono sempre stati i miei compagni, per cui ho sempre avuto, con la forma, le immagini e la loro proiezione mentale, una naturale convivenza. Non so se si può parlare di scelta, piuttosto direi che tutto mi porta lì; anche se dovessi girare le spalle, quel qualcosa me lo ritrovo sempre lì.

Hai un rapporto con altri linguaggi espressivi? Se sì, quanto incidono sul tuo lavoro?
Sì, amo a volte scrivere poesie, e questo modo mi aiuta a focalizzare quelle percezioni della forma che altrimenti svanirebbero, o rimarrebbero in un groviglio confuso e non chiarite. Direi, più che incidere nel lavoro della scultura, questi due linguaggi per me sono alleati.

Nella realizzazione di una tua scultura, ti muovi nel solco della tradizione o segui un procedimento tutto tuo? Quale funzione ha il disegno?
Nella realizzazione delle mie sculture seguo un mio percorso che si investe e si riversa nella sensibilità e nella cultura del mio tempo; anche se le sculture sono nel presente, la forma viene dal passato, dalla memoria della sua storia e qui si trasforma per liberare la sua identità attuale. Credo che il disegno sia l'alfabeto della forma, libero di vestirsi velocemente di qualsiasi esigenza, è come l'alfabeto di tutte le lingue del mondo, ognuna ha un suo suono.

Ritieni che il tuo lavoro, per essere compreso, necessiti di conoscenze particolari?

Credo di no, solo un po’ di contemplazione.

L’opera comincia il suo viaggio già con un titolo che indirizza il tuo percorso e la possibile comprensione da parte del pubblico?
Il titolo della scultura non è per me un'indicazione da seguire, ma di solito la forma nasce con un titolo, è come se fosse il titolo stesso una sua rivelazione, è slegato da un'idea, ma è unito alla sua identità. E credo che se sono in comunicazione con la forma che sto realizzando, questa comunicazione arriva anche al pubblico

Quali sono stati i tuoi artisti di riferimento e, oggi, quelli che guardi con maggiore attenzione?
L'artista che maggiormente è stato un riferimento per me, sia per la sua produzione artistica, che per il suo pensiero sulla ricerca della libertà della forma, catapultandola fin nell'abisso per poi risalire e rincontrare diversamente le stesse danze del ritmo è stato Paul Klee. Nel contemporaneo sono tanti e diversi gli artisti dai quali mi sento attratta. Per la loro libertà di ricerca, per come utilizzano la materia trasformandola, da Richard Long a Eduardo Chillida, Michelangelo Pistoletto, Luigi Ontani, e tanti altri.
Segui l'artista su: Sito internet  di Giovanna Bolognini
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