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Michelangelo Conte
Roma 1913 - 1996
michelangelo conte, struttura b, 1971_musma

Struttura B, 1971
ottone, cm 48 x 48 x 10,5
Donazione B. Conte, Roma

                                                                   

conte michelangelo_musma
La purezza del lavoro artigiano e l’estro della manualità dell’artista entrano nell’opera di Michelangelo Conte attraverso materiali quali rame, ferro, bronzo, cemento, sabbie, oggetti trovati, che compongono opere disposte in incastri, rilievi, armonizzazioni. Sono forme geometriche, quelle così create, ma non meccaniche o rigide bensì disposte nello spazio in modo da creare una percezione di movimento e una composizione che sia ugualmente esatta e rigida: una concezione dell’arte, quella di Conte, che ha bisogno di ordinare il caos e non di scatenarlo. Originario di Spalato in Dalmazia, Michelangelo Conte è stato un importante esponente del dopoguerra artistico italiano. Sperimentatore nel campo dell’astrattismo, dell’informale e del concretismo, ha coperto dalla fine degli anni Quaranta al 1958, un importante ruolo come segretario dell'Art Club, l'associazione internazionale fondata a Roma nel 1945 da Enrico Prampolini con il polacco Jozef Jarema, allo scopo di riunire, dopo i disastri della guerra, tutti gli esponenti di un nuovo linguaggio plastico-pittorico. L’esecuzione delle sue opere è rigorosa, precisa, frutto di un accurato studio tecnico e teorico. 
Molto vicino a Prampolini, sicuramente il suo maggior maestro, l’arte di Conte subisce l’influenza delle teorie sulla sezione aurea di Gino Severini, conosciuto a Venezia nel 1936, portandolo verso la composizione di strutture geometriche realizzate seguendo precisi rapporti armonici guidati da un accurato lavoro sulla materia. Lontano dagli accenti soggettivistici dell’espressionismo astratto, la materia è, nelle sue opere, il risultato di un lavoro di laboratorio che tende a spersonalizzare il fare artistico arrivando talvolta ad acquistare la a dar forma a costruzioni quasi metafisiche. 

«Michelangelo Conte potrebbe andare sotto braccio con Leonardo: la pittura per loro è "cosa mentale"» Enrico Prampolini, 1955
   
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