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The MUSMA in one minute. Video

Fernando Arrabal in visita al MUSMA. Video

Portami al Confine. Trailer

Giosetta Fioroni
Roma 1932
giosetta fioroni, maria paola_musma

Maria Paola, 1998
ceramica, cm 29 x 19,5 x 20
Donazione A. Franchi dedicata a Mario Quesada, Roma


giosetta fioroni, teatrino, 2007_musma

Teatrino, 2007
terracotta a ingobbi e smalti, cm 36 x 36 x 7
Donazione Bottega Gatti, Faenza

giosetta fioroni_musma L'unica donna a far parte della “Scuola di piazza del popolo” con Tano Festa, Mario Schifano e Franco Angeli, Giosetta Fioroni nasce da una famiglia di artisti (il padre Mario era uno scultore e sua madre Francesca dipinge ed è marionettista). Grazie al suo maestro Toti Scialoja, professore di pittura incontrato durante gli studi presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, Giosetta apprende l'amore per le arti e per la cultura, attraverso suggestive lezioni nelle quali si spazia dal teatro di Stanislavskij ai primi film comici di Keaton, dalla pittura classica alle avanguardie artistiche novecentesche. Dopo una breve parentesi di vita parigina che va dal '58 al '62, durante la quale vive in uno studio affittatole da Tristan Tzara, e, contemporaneamente, entra in contatto col movimento DADA, l’artista romana torna in Italia.
A partire dagli anni Sessanta, grazie alla scoperta di smalti e vernici industriali in alluminio prenderà vita la famosa serie Argenti, tele nelle quali ritrae opere con soggetti spesso ripetuti. Negli anni Settanta inizia una nuova fase di lavoro dedicata alle leggende degli spiriti, antiche storie venete, e alle fiabe di magia, seguita, immediatamente ed in contrapposizione, dal crudo e diretto ciclo di opere ispirato ad una serie di fotografie tratte da un Atlante di medicina legale austriaco degli anni trenta, con morti dovute ad autoerotismo. Il 1993 fu un anno di intensa attività anche grazie ad Achille Bonito Oliva che la invitò ad esporre alla Biennale di Venezia e, specialmente, per l’inizio della collaborazione con la Bottega Gatti di Faenza dove realizza i famosi Teatrini, anche queste visioni oniriche in cui elementi fuori contesto si incontrano creando suggestive opere visionarie. Appassionata di calligrafia, l’artista, collabora ancora con scrittori e poeti, partecipando alla grafica di libri illustrati.

“Pittore” è il termine col quale Giosetta Fioroni ama parlare di sé; né pittrice, né artista, «appellativi che mi vanno stretti», afferma lei stessa, come fossero richiami a stereotipi, troppo spesso citati da pubblico e critica, coi quali si designano personalità estroverse dedite all’applicazione in ambito figurativo della propria creatività.

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