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Luisa Gardini
Ravenna 1935
01_luisa gardini, senza titolo_musma

Senza titolo, 1965 – 2004
resina dipinta, cm 22,7 x 12,3 x 19
Donazione L. Gardini, Roma

                                                           

02.luisa gardini, senza titolo, 2008_musma

Senza titolo, 2008
gres e ossidi, cm 33 x 19,5 x 18
Donazione Bottega Gatti, Faenza


03. luisa gardini, senza titolo, 2009_musma

Senza titolo, 2009
tecnica mista, cm 30 x 25 x 19
Donazione L. Gardini, Roma


04. luisa  gardini, occhi, 1991_musma

Occhi, 1991
tecnica mista, cm 50 x 35 x 3,5
Donazione L. Gardini, Roma

Lasciata Ravenna, Luisa Gardini approda a Roma negli anni Cinquanta, dove compie i suoi studi all'Accademia di Belle Arti divenendo allieva di Toti Scialoja. Dopo essersi confrontata con l'informale e superata la breve ma inevitabile stagione del neocubismo, Luisa guarda oltre oceano dove troverà nell’americano Cy Twombly, stabile a Roma dal '57, il suo secondo maestro. Ed il grigio delle opere degli esordi si tramuterà in quel nero a cui rimarrà sempre fedele. Come sottolinea il crito Fabrizio D'Amico: «Nel nero che macchia e intride il foglio, la tela, la tavola, che si espande e trasuda, che sporca il bianco e l'argento, ottunde l'azzurro, soffoca i barlumi di rosso, Gardini trasfonde il bisogno di memoria senza palpiti che le appartiene da sempre. La sua scrittura è insieme emotivamente sovraccarica e trattenuta un attimo prima della confessione: perché non di cose parla, ma di idee progetti e volontà, e ancora di ricordo». Nunzio descrive così il lavoro della ravennate: «Per Luisa la pittura è pura attività dello spirito, ermetica e personale. Per molti anni ha lavorato in segreto, quasi di nascosto, come se il suo lavoro, così importante e fondante, dovesse rimanere misterioso e laterale in un mondo dove le cose della vita sono così determinanti».
 
«Quando dipingo non conosco riflessione. Tantomeno progettazione (…). Non si tratta di un processo automatico: al contrario, alla ricerca di una realtà più autonoma e vasta della mia stessa esistenza biografica». Luisa Gardini

INTERVISTA A LUISA GARDINI
a cura dell'Ufficio stampa del MUSMA

Quando o in che occasione particolare hai detto a te stessa: “Io voglio fare l’artista”?
Credo, nel 1957 quando mi trovavo nello studio di Toti Scialoja, e vidi per la prima volta i lavori di Cy Twombly.

Hai un rapporto con altre linguaggi espressivi? Se si, quanto incidono sul tuo lavoro?
Sì, e certamente incidono.

Nella realizzazione di una tua scultura, ti muovi nel solco della tradizione o segui un procedimento tutto tuo? Quale funzione ha il disegno?
Seguo un procedimento personale, che naturalmente nasce da continue influenze. Il disegno nel mio caso ha una funzione importante.

Ritieni che il tuo lavoro, per essere compreso, necessiti di conoscenze particolari?
Non saprei dirlo.

L’opera comincia il suo viaggio già con un titolo che indirizza il tuo percorso e la possibile comprensione da parte del pubblico?
No.

Quali sono stati i tuoi artisti di riferimento e, oggi, quelli che guardi con maggiore attenzione?
L'espressionismo astratto americano, e per esempio artisti come Matisse e Dubuffet.

Segui l'artista su: Sito internet di Luisa Gardini
< Artisti e Opere
 
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