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The MUSMA in one minute. Video

Fernando Arrabal in visita al MUSMA. Video

L'intervista del MUSMA a Emilio Isgrò. Video

     
PIANO INFERIORE
   
     
piano terra piantina musma
                                                                                     
Il piano inferiore
Piano superiore 
Cortile 1
piano superiore bn
Sale della caccia
Biblioteca Vanni Scheiwiller  
Ipogeo 1
Ipogeo 2
Ipogeo 3
Cortile 2
Ipogeo 4
Ipogeo 5
Sala della grafica
Sala della ceramica
Cortile 3
Ipogeo 6
Ipogeo 7
 
IPOGEO 2
ipogeo 2 _santoro
L’Ipogeo II è primo dei quattro ipogei utilizzato dalla Famiglia Pomarici come ambiente dedicato alla produzione del vino, attività prevalente della famiglia. La grotta si apre con cinque grandi sculture in ferro di Pasquale Santoro, opere datate 1964-1971 e dedicate, in parte, agli Achei e al mondo mitologico greco. L’artista sviluppa l’idea di una scultura completamente libera da ogni imitazione in cui convivono felicemente geometria e poesia. Superato il muro portante, il livello a pian terreno presenta uno dei “palmenti”, ampie vasca per la piagiatura dell’uva e la raccolta del mosto in botti che, nel livello inferiore, venivano sistemate negli spazi laterali per il processo di fermentazione.
ipogeo 2
Un Museo d’arte contemporanea deve rileggere il passato recente ma non è vivo se non si lega alla contemporaneità, a ciò che accade oggi. Per questo due giovani artisti sono stati invitati a realizzare opere appositamente per questi spazi. Il primo, Saverio Todaro (Berna, CH, 1970), ha ripreso il tema di Adamo e Eva, la lotta dell’uomo e della donna contro il peso del peccato originale. Un combattimento interiore, visto col cuore di due ragazzi per i quali la mela e il serpente sono elementi di gioco, di ironia ma anche di muta tragedia. Il secondo, Giuseppe Capitano (Campobasso 1974), è legato ai miti della terra, del frumento, del seme. 
21
Di qui la sua Spiga, esaltata e posta su una sorta di altare (ma nessuno sa che sotto questo altare, su cui si immola la spiga, c’è l’allarme nascosto: nessuno immagina che un telefono rosso sta per lanciare il suo squillo). Di questa nuova generazione di artisti fa parte anche Adrian Tranquilli (Melbourne, AUS, 1966). Ma se in Todaro è rintracciabile una certa attenzione al barocco e in Capitano è evidente una virata verso il concettuale, le opere di Tranquilli sono il trionfo dell’estetica legata al mondo del fumetto. Le moderne icone della cultura di massa vengono trasformate, con ironia e intelligenza, in reperti di un’archeologia del futuro.
 ipogeo 2_tranquilli  ipogeo 2_ingresso ipogeo 2_guarienti
All’improvviso, sull’antica base per il tornio delle olive, appare l’Autoritratto di Carlo Guarienti (Treviso, 1923) che sembra accogliere nella sua immagine riflessa, quasi una sindone plastica, quel carico di miti che in questi luoghi si condensano e attraverso i gesti della quotidianità rivelano l’unica traccia di un interno labirinto. E nella vasca superiore, Glory II. Le lacrime dell’angelo di Pietro Fortuna (Padova 1950), un’opera del 2002, riallestita nel 2012, in occasione dell’VIII Giornata del Contemporaneo, a conclusione di un progetto itinerante ideato per un ciclo di mostre in istituzioni italiane e straniere (l’ultima nel 2010 per la Hall del MACRO di Roma).
ipogeo 2_alto  L’opera è l’espressione di un ampio disegno teorico e tematico, elaborato da Fortuna dalla fine degli anni 70 ad oggi. Composta da centinaia di lastre di cartone alveolare, come fossero fogli o un grande disegno d’infiniti reticoli, e nata dalle riflessioni dell’artista sui concetti di bene, condivisione e spazio collettivo, trova una nuova identità tra gli spazi di Palazzo Pomarici, dialogando con le altre opere del Museo e ampliando le sue già molteplici sfaccettature narrative affidate all’accumulo di figure e oggetti. Passando da un angolo all’altro dell’ipogeo e fermando gli occhi sui particolari dello scavo, si potrà notare la coniugazione continua di astratto e figurativo.
secondo-ipogeo
Nel livello inferiore, ad esempio, parte dell’antica cantina della Famiglia Pomarici, si vede bene come la purezza geometrica di Teodosio Magnoni (Offenengo, GR, 1934) rifletta le modulazioni strutturali e di superfici di Pit Kroke (Fürstenwalde, D, 1940), a loro volta coniugate dal segno aereo, fantastico di Ernesto Porcari (Norma, LT, 1951). Tutti e tre, infine, sono tenuti insieme dalla squadrata elementarità formale degli spazi, dove sono ancora visibili le lacerazioni nel tufo dello scavo “in negativo”, il pozzo per la raccolta dell’acqua, la nicchia semicircolare che fungeva da base per le fonti di luce.  
ipogeo 2_ortega
Spostandoci, poi, verso il terzo ipogeo, prima dell’ascensore, sui muri carichi di segni, troviamo le “impronte” di artisti che a Matera hanno soggiornato arricchendo con la loro presenza la vita culturale cittadina: le terrecotte di Josè Ortega (Arroba de Los Montes, E, 1921 - Parigi 1990) e di Mino Maccari (Siena 1898 - Roma 1989), le piastrelle in ceramica di Arnoldo Ciarrocchi (Civitanova Marche, 1916 - 2004) sono, in massina parte, opere realizzate nei laboratori degli artigiani materani, in particolare di Peppino Mitarotonda, che ebbero la fortunata opportunità di confrontarsi con tali maestri.  
ipogeo 2_maccari ipogeo 2_ciarrocchi
 
 
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