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The MUSMA in one minute. Video

Fernando Arrabal in visita al MUSMA. Video

L'intervista del MUSMA a Emilio Isgrò. Video

Giovanna Martinelli
Roma 1957
giovanna martinelli, scansioni_musma

Scansioni, 2006
ferro dipinto, cm 35,5 x 27,5 x 0,2
Donazione G. Martinelli, Roma


martinelli_musma
Nel 1976, l’anno dopo il suo diploma, Giovanna Martinelli fonda la Cooperativa Murales e l’omonimo club jazz in Trastevere nel 1976. A metà degli anni Ottanta frequenta l'Atelier 17 di S. Hayter a Parigi dove si perfeziona nella tecnica di stampa calcografica a colori. Tra il 1990 e il 1993 insegna Arte della stampa presso il Primo Istituto Statale d'Arte di Roma. Vive e lavora Roma. Fa parte dell'Associazione Painting in Progress con pittori di diverse nazionalità nord europee e dal 2005 è membro dell'Associazione di scultori ungherese “La Fonderia”. Compagna della scultore Pasquale Santoro, vive e lavora a Roma.

«Ho sempre avuto una matita in mano e lavorare nel campo delle arti visive è stata una scelta naturale». Giovanna Martinelli
INTERVISTA A GIOVANNA MARTINELLI
a cura dell'Ufficio stampa del MUSMA

Quando o in che occasione particolare hai detto a te stessa: “Io voglio fare l’artista”?
In verità non me lo sono mai detta. Ho sempre avuto una matita in mano e lavorare nel campo delle arti visive è stata una scelta naturale.

Hai un rapporto con altre linguaggi espressivi? Se si, quanto incidono sul tuo lavoro?
Sono una disordinata divoratrice di narrativa, e una amante della buona musica: rock classica e molto molto jazz. Ma non saprei dire se ciò ha influenzato in maniera diretta il mio lavoro. Forse il jazz col suo esprimersi liberamente all’interno di uno schema può avvicinarsi al mio modo di operare.

Nella realizzazione di una tua scultura, ti muovi nel solco della tradizione o segui un procedimento tutto tuo? Quale funzione ha il disegno?
Ho lavorato molto come grafica in epoca pre-computer e ciò vuol dire disegnare, disegnare, disegnare…e avendo praticato molto l’incisione, dove la necessità di un progetto è alla base di tutto, un disegno anche solo abbozzato è indispensabile. Questo vale anche per i miei bassorilievi in gesso e in legno, per i quadri e per le sculture .

Ritieni che il tuo lavoro, per essere compreso, necessiti di conoscenze particolari?
Vorrei tanto che non lo fosse.

L’opera comincia il suo viaggio già con un titolo che indirizza il tuo percorso e la possibile comprensione da parte del pubblico?
Bisogna prestare attenzione ai titoli, spesso sono fuorvianti. Comunque ognuno è libero di vedere e sognare ciò che vuole.

Quali sono stati i tuoi artisti di riferimento e, oggi, quelli che guardi con maggiore attenzione?
In gioventù ho avuto diverse infatuazioni: Kandinsky, Klee, Leger per dirne alcune; da tempo mi limito a guardarmi intorno e ad entusiasmarmi. Mi piace chi lavora con le mani, chi non smette di cercare, chi opera. Purché ci sia poesia.

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