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The MUSMA in one minute. Video

Fernando Arrabal in visita al MUSMA. Video

L'intervista del MUSMA a Emilio Isgrò. Video

Bianca Nappi
S. Domenico Talao (CS) 1947
bianca nappi,ovs 98_musma

OVS 98, 1998 – 2000
calcedonio e pigmenti, cm 64 x 37,5 x 14,5
Donazione B. Nappi, Praia a Mare (CS)

                                                              

nappi_musma
Nata in Calabria, Bianca Nappi si laurea in Chimica presso l'Università di Roma nel 1971. Il suo percorso artistico può considerarsi proprio a partire dalle importanti esperienze professionali che decide di prediligere: dalle esaltanti analisi sulle pietre lunari alle ricerche oceanografiche, alcuni dei progetti scientifici a cui si è dedicata sino al 1981, anno delle ufficiali dimissioni dalla ricerca scientifica per dedicarsi completamente alla crescita creativa di una sensibilità da tempo maturata. Dal 1993, si dedica alle applicazione e lavorazioni su marmi e graniti che, uniti all’elaborazione fortemente alchemica di colori e vernici di origine naturale. Materiali duri e compatti che ispirano semplicità di forme, determinano uno spostamento definitivo del suo lavoro e costituiscono il raggiungimento di un’autonomia espressiva su scala esistenziale. Come un alchimista trae spunto dalla natura per elaborare una conseguenza operativa in grado di estrarre materia ed energia dalle strutture primarie. La caratterizzazione principale del suo lavoro sta infatti nel riconoscere all'interno della casualità delle forme essenziali, offerte o derubate alla quiete naturale, le strutture sulle quali imprimere una propria espressione creativa. Dalla lettura di questa dimensione di rigore e di ricerca si ottiene allora un punto di vista privilegiato per la comprensione di tutto il suo lavoro di artista contemporanea.
INTERVISTA A BIANCA NAPPI
a cura dell'Ufficio stampa del MUSMA


Quando o in che occasione particolare hai detto a te stessa: “Io voglio fare l’artista”?
Anni fa facevo ricerca nel campo della chimica delle alte temperature tra l‘Università di Roma e la Texas A&M University. Ero in treno diretta in Calabria e ad un tratto mi sono resa conto che tutti i libri che portavo con me erano di Arte, niente inerente la chimica. Ed allora ho capito che era ineluttabile scegliere di dedicarmi completamente all’Arte.

Hai un rapporto con altre linguaggi espressivi? Se si, quanto incidono sul tuo lavoro?
Mi interessa molto l’uso dello spazio, che naturalmente è strettamente collegato con la scultura. Amo molto fotografare. Riesco così anche a vedere in maniera più obiettiva i miei lavori. La pittura inizialmente era strettamente collegata ai materiali usati per le sculture (ho l’abitudine di conservare tutti gli scarti), poi ha preso una sua strada indipendente.

Nella realizzazione di una tua scultura, ti muovi nel solco della tradizione o segui un procedimento tutto tuo? Quale funzione ha il disegno?
Ho un procedimento mio che inizia con la scelta della pietra: la fotografo, la studio e realizzo dei bozzetti per decidere dove iniziare a tagliare. Il disegno è importante per prendere decisioni durante la lavorazione ma ancora di più amo studiarmi la scultura tagliando ogni genere di carta.

Ritieni che il tuo lavoro, per essere compreso, necessiti di conoscenze particolari?
No, ma avere la mente libera e fare riferimento solo a ciò che si sta guardando.

L’opera comincia il suo viaggio già con un titolo che indirizza il tuo percorso e la possibile comprensione da parte del pubblico?
Possibile comprensione da parte del pubblico? No, il titolo nasce mentre creo l’opera.

Quali sono stati i tuoi artisti di riferimento e, oggi, quelli che guardi con maggiore attenzione?

Innanzitutto la scultura antica (Sumeri, Egizi, Cicladica), le piccole sculture in creta dei Fenici e poi Brancusi, Giacometti, Noguchi e, per la pittura, Giotto, Lorenzetti, Beato Angelico e poi Matisse, Rothko e tanti altri. Oggi sono affascinata dal lavoro di artisti come James Turrel.

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