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The MUSMA in one minute. Video

Fernando Arrabal in visita al MUSMA. Video

Portami al Confine. Trailer

Barbara Salvucci
Roma 1970
barbara salvucci,senza titolo, 2009_musma

Senza titolo, 2009
resina, poliestere e tessuto, cm 90 x 70 x 40
Donazione B. Salvucci, Roma

                                                                

salvucci_musma
Nata a Roma nel 1970, Barbara Salvucci si diploma in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma nel 1994. Dal 1992 al 1994 approfondisce la sua formazione nello studio dello scultore Nunzio. Nel 2001 partecipa alla Biennale di Arte Contemporanea di Porto Ercole a Forte Stella. Nel 2002 tiene la sua prima mostra personale, “Tracce”, presso l’Accademia di Ungheria, al Palazzo Falconieri di Roma. Nel 2003 partecipa alla mostra del MACRO, Museo d’Arte Contemporanea di Roma, dal titolo “Inchiostro indelebile” e nel 2004 organizza una nuova personale, “Alta Roma”, all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Nel 2005 è invitata a “Ho diritto ai diritti” a Palazzo Chianini Vincenzi di Arezzo. Nel 2006 vince il Premio Internazionale di Scultura della Regione Piemonte, Accademia Albertina di Torino, ed è presente in “Passeggiando per le vie dell’arte” al Palazzo delle Esposizioni di Roma.
Viene selezionata tra i primi trenta giovani scultori internazionali partecipando all’esposizione presso la Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano. Nel 2007 presenta una mostra personale, “Segni di memoria”, nella Galleria Cafè Europe Centro d’Arte Contemporanea di Roma. Partecipa, inoltre, a “Un mare di arte”, a Palazzo Sant’Elia di Palermo, e “Claudio Abate Fotografo” al MART. Museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto. Del 2009 è la personale, “Senza perdere il filo”, nella Galleria MARTE di Roma e del 2010 la personale, “KM 1234”, a Budapest presso la Budapest Galéria Comunale. Nello stesso anno espone un’opera permanente al CIAC - Centro Internazionale per l’Arte Contemporanea, a Castello Colonna di Genazzano (RM), partecipa alla “XIV Biennale d’Arte Sacra Contemporanea” al Museo Stauròs d’Arte Sacra Contemporanea a San Gabriele (TR) e alla fiera internazionale “The Road to Contemporary Art” al Macro Future di Roma, e alla mostra “24x24” allo Studio Abate di Roma. Nel 2011 viene invitata alla 54° Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, Padiglione Italia, con un’opera dal titolo “Doppio Sogno 2”, e alla L. E. S. Gallery - CSV Cultural Center di New York, nell’ambito della mostra “The Shadow Line”. Al MUSMA ha esposto il Presepe traslucente dall’8 dicembre 2011 al 28 gennaio 2012.
Resine testimoni di un tempo trascorso.
Tracce di un passato e segno di memoria.
Ho bloccato nel tempo, consegnandoli alla storia come fossili, gli elementi di un vissuto intimo, indice di una passionalità sofferta ormai prigioniera di un malinconico passato.
Tre sono i colori che costituiscono tale espressione: il nero,il bianco, il rosso. L’assenza di ogni colore e di luce, è il nero che assorbe la luce e non la restituisce.
Evoca il caos, il nulla, la tristezza, l’angoscia e l’incoscienza.
Il bianco,il colore di chi sta per mutare condizione.
Puro e senza altre variazioni se non quelle di brillantezza od opacità,operando sulla nostra anima come il silenzio assoluto,e'il colore del passaggio, è l’espressione delle trasformazioni dell'essere.
Ed infine il rosso, l'unica punta di rosso.
Colore del fuoco e del sangue, strettamente legato al principio di vita.
È il segreto.
Il mistero vitale nascosto nel fondo delle tenebre e degli oceani primordiali.
È il colore dell'anima, della libido, del cuore.
È l'espressione dell'ambivalenza da cui proviene tutto il suo potere affascinante. 

Barbara Salvucci

INTERVISTA A BARBARA SALVUCCI
a cura dell'Ufficio stampa del MUSMA

Quando o in che occasione particolare hai detto a te stessa: “Io voglio fare l’artista”?
Da bambini si inizia a conoscere il mondo attraverso il disegno dove si trasferisce un piacere espressivo, quel piacere di mostrare se stessi, l’esigenza di comunicare. Questa modalità primaria non si interrompe, si prolunga nel tempo e ti trovi a “fare” l’artista quasi naturalmente perché è quello che hai sempre fatto, perché è parte della tua esistenza, è l’essenza della tua vita. C’è stato un momento in cui questa decisione si è consolidata ed è rimasta stabile. Mi è capitato di ricevere messaggi razionali sul mondo esterno e sulle molteplici difficoltà che il lavoro dell’artista mi avrebbe causato. Tra le tante cose, mi sono sentita dire che forse una donna dovrebbe pensare alla propria realizzazione personale attraverso la famiglia, i figli. Ci sono state nel tempo molte svalutazioni ma la mia risposta è stata sempre la stessa: “come si può rinunciare a vivere?”. Finita l’Accademia di Belle Arti ho fatto il salto nel buio, ho preso uno studio non avendo nemmeno le possibilità economiche per mantenerlo. Ci sono state nel tempo molte paure e molte difficoltà, ma sono state sempre superate da una energia potente, a volte anche messa in discussione ma per far crescere sempre di più il mio impulso. È una spinta che oggi non mi abbandona mai. Prendere lo studio, portare avanti la propria scelta, curarla, seguirla significa prendersi sul serio. Significa crederci fino in fondo senza alcun dubbio mai.

Hai un rapporto con altre linguaggi espressivi? Se si, quanto incidono sul tuo lavoro?
Molti sono i linguaggi espressivi che mi affascinano. Vanno dalla musica alla poesia, dal cinema alla moda, e spesso, anche inconsapevolmente, li ritrovo nel lavoro, in alcune forme, in qualche dettaglio.

Nella realizzazione di una tua scultura, ti muovi nel solco della tradizione o segui un procedimento tutto tuo? Quale funzione ha il disegno?
Passo da aspetti più tradizionali a cose pù sperimentali, usando anche elementi industriali. L’indagine è facilitata da una conoscenza “limitata” di tali materiali, e comunque un legame con la tradizione c’è sempre. Il disegno è fondamentale per la creatività e lo studio formale. Passo da bozzetti a disegni più strutturati anche se a volte nella realizzazione plastica posso trovare o scoprire aspetti più interessanti che mi spingono verso una diversa creazione.

Ritieni che il tuo lavoro, per essere compreso, necessiti di conoscenze particolari?
No, perché voglio che l’osservatore possa vedere nelle forme delle cose elementi appartenenti al macrocosmo. Al tempo stesso, che possa trovare delle familiarità o dei rimandi ad altri elementi appartenenti alla sua fantasia o immaginazione.

L’opera comincia il suo viaggio già con un titolo che indirizza il tuo percorso e la possibile comprensione da parte del pubblico?
No, l’opera nasce. La guardo a distanza, dopo aver fatto e vissuto un’esperienza con lei, capisco il suo nome. Il titolo accompagna sempre l’aspetto espressivo.

Quali sono stati i tuoi artisti di riferimento e, oggi, quelli che guardi con maggiore attenzione?

I grandi maestri: Bernini, Rodin, Picasso, Leoncillo, Fontana, Burri, Pascali, Penone. Oggi: Gino De Dominicis, Anish Kapoor, Tony Cragg, Louise Bourgeois, Giacinto Cerone.

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