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SALA 3
02.sala 3
Sotto le belle volte della sala si staglia la Grande genesi di Antonietta Raphaël (Kovno, Lituania, 1895 - Roma 1975), modello in gesso preparato per un bronzo del 1960, con alle spalle il bozzetto della stessa scultura, la prima idea grafica e, sulla destra, la matrice della sua prima xilografia realizzata nello studio romano di Mino Maccari. La Raphaël è stata (con il marito Mario Mafai) tra le figure più influenti della cosiddetta Scuola Romana e, per i suoi lunghi soggiorni a Londra e a Parigi, anello di congiungimento tra le esperienze artistiche italiane e l’avanguardia europea.
L’opera mette in luce la sua naturale predisposizione all’impeccabile dosaggio di potenza espressiva e tenerezza femminile, la sua straordinaria capacità (trasposta dagli insegnamenti di Epstein, Maillol, Rodin) di rendere eterni i piccoli gesti di ogni giorno. A volte i suoi ritratti (come nel Busto di Simona, terracotta del 1937-1938) sono privati di un’identità precisa, si mostrano nella loro pura carnalità, in tutta la loro energica vitalità. La Grande genesi fornisce, poi, anche utili elementi didattici per conoscere le tecniche utilizzate dagli scultori nella costruzione della scultura; mancando, infatti, delle gambe (in questo caso, per ragioni di fusione), ci dà la possibilità di vederne anche l’interno e di scoprirne i segreti strutturali. 
05.sala 3_raphael genesi 2
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07.sala 3_raphael busto di simona
 
Il nuotatore e Il tuffatore sono due opere giovanili di Umberto Milani (Milano 1912 - 1969), realizzate in una fase in cui erano ancora forti le suggestioni di Medardo Rosso e di Martini. Il loro chiaro impianto figurativo non le sottrae, però, a quella tensione sperimentale che in Milani si imporrà negli anni della maturità artistica e lo vedrà attivo protagonista della stagione informale italiana.  
03.sala 3_milani nuotatore
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sala 3_accardi_raphael
Non sembri una provocazione, infine, l’improvvisa apparizione, in questo contesto, dell’opera Si adagiarono sparse che Carla Accardi (Trapani 1924 - Roma 2014) ha realizzato espressamente per il MUSMA nel 2006. Con questa presenza dialettica, tra installazione e recupero della centralità della forma-colore, si vuol dare immediatamente un’idea di ciò che accadrà con l’arrivo delle nuove generazioni (l’approdo al segno come elementare forza espressiva, la sperimentazione di materiali industriali, lavori di tipo ambientale) e collegare questa sala all’ultima (la X) che incontreremo nel nostro lungo percorso.  
09. balcone dal sala 2_ricciardi
Uscendo dalla Sala III, sul terrazzino antistante la Sala della Didattica, proprio di fronte al cancello d’ingresso della Fondazione Zétema, si staglia la grande mano aperta di Cloty Ricciardi che compone l’opera Quale tempo, quale spazio, creata nell’anno in cui il MUSMA ha aperto le sue porte. Sta a significare l’estensione, senza chiusura alcuna, degli interessi del Museo e il campo lungo verso cui guarda il Palazzo posto tra la Cattedrale e la Gravina di Matera. 

 

 
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