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SALA 4
L’imponente ambiente che ora ci accoglie è il salone destinato dalla Famiglia Pomarici a banchetti e ricevimenti. Il “ricevimento” del MUSMA, invece, comincia con una preziosa raccolta di gessi di Pericle Fazzini (Grottammare, AP, 1913 - Roma 1987), imprescindibile figura del ‘900 italiano (“lo scultore del vento” secondo la definizione dell’amico Giuseppe Ungaretti), universalmente noto per la sua Resurrezione che fa da sfondo alla Sala Nervi delle Udienze Vaticane. I due armoniosi nudi (Donna che si asciuga, Donna nel vento), il Volto d’angelo (un particolare del Palazzo di Giustizia di Pisa), l’impenetrabile Sibilla sono opere di altissima qualità plastica che testimoniano l’istintiva vocazione alla sintesi della forma, lo straordinario talento lirico, l’innata dote demiurgica di saper stillare dal disegno realistico una profonda energia spirituale.  
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03.sala 4 E i linguaggi di Fazzini, limpidamente classici ma carichi di significati attuali, li ritroviamo anche nei bronzi di Mario Negri (Tirano, SO, 1916 - Milano 1987) e di Luigi Grosso (Milano 1913 - 1999), nel legno di un allievo dello scultore marchigiano, Le meteore di Vincenzo Gaetaniello (Pomigliano d’Arco, NA, 1935).
È un’arte che supera il passato e il presente, e li unisce, perché in essa confluisce un’idea moderna della relazione fra uomo e ambiente.

La stessa che ritroviamo, ne Il grande iniziato di Mirko Basaldella (Udine 1910 - Cambridge, USA, 1969), del 1957, e ne La grande porta di Dino Basaldella (Udine 1909 - 1977), del 1960, che dominano la sala, donate da Caterina, figlia di Dino, per la mostra dello zio Mirko nel 2007 e per la mostra del padre nel 2009.
I
l grande iniziato, scultura dalla surreale potenza espressiva, è un esempio perfettamente rappresentativo dell’ispirazione senza frontiere di Mirko che mescolava, con sapienza e alto spessore intellettuale, immagini e suggestioni di molteplice derivazione. Accostamenti stilistici e culturali apparentemente audaci (dall’ellenismo all’arte precolombiana, dal Rinascimento all’espressionismo astratto) nelle creazioni di Mirko si traducevano in raffinatissime invenzioni dal sorprendente equilibrio.
La grande porta, frutto di una sentita meditazione, dopo l’adesione al post-cubismo, è il trapasso verso forme più consone al tempo, realizzate con tronconi di ferro desunti dai rifiuti delle officine industriali e connessi ad altri elementi tranciati con energia e definiti in una forma tanto nuova da distaccarlo immediatamente da tutti i riferimenti identificabili: Picasso, Gonzales, David Smith, Colla. L’unico punto di contatto non è il surrealismo o il dadaismo ma il collage dei cubisti, capace di dare al brandello di macchina e allo spezzone di ferro una nuova verginità, tale da proporre senza soste un inedito repertorio di forme aggressive, aperte alla fantasia dell’invenzione, la sola capace di rendere plastica la materia bruta.

 43 La dimostrazione di quanto l’Europa abbia contato nella crescita del linguaggio artistico del ‘900 è nelle opere allineate sulle pareti: forme, figure nello studio, pomone, ritratti di Marino Marini (Pistoia 1901 - Forte dei Marmi, LU, 1980), Giacomo Manzù (Bergamo 1908 - Roma 1991) e nella vetrina che raccoglie piccoli tesori, tra i quali le opere donate da Vittorio e Pinella Rubiu, in memoria di Cesare Brandi. 
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Non è possibile sottrarsi al fascino delle testine di Duilio Cambellotti o di Leoncillo, del piccolo Cardinale seduto, in terracotta, e de La Pace, in argento, di Giacomo Manzù, della Testa di Robert Winthrop White (New York, USA, 1921 - Smithtown, USA, 2002), del Porta sigarette in avorio con coperchio dipinto di Filippo De Pisis (Ferrara 1896 - Milano 1956). 
E ancora, del Bozzetto per il ritratto di Salvatore Quasimodo di Francesco Messina (Linguaglossa, CT, 1900 - Milano 1995), del Guerriero di Umberto Mastroianni (Fontana Liri, FR, 1910 - Marino Laziale, RM, 1998), del Trofeo di Arnoldo Pomodoro (Morciano di Romagna, RI, 1926), delle strutture architetturali di Marino di Teana (Teana, PZ, 1920 - Perigny, F, 2012), de Le tre Marie di Ercole Drei (Faenza, RA, 1886 - Roma 1973), del Gesù Cristo di Luigi Grosso (Milano 1913 - 1999).
 
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