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giacinto cerone bn
    GIACINTO CERONE E LA LUCANIA
   Sculture e disegni dei primi anni
8 dicembre 2011 - 28 gennaio 2012
 
Dopo il successo della retrospettiva dedicata a Giacinto Cerone dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (23 giugno – 23 ottobre 2011), che ha ospitato anche la scultura in gesso e plastica del MUSMA: Ritratto di Tano Festa (1996), la prima esposizione della stagione 2011-2012 è dedicata proprio all’artista lucano.
8 dicembre 2011 - 18 gennaio 2012
                                                                      
 
Allestita sino al 28 gennaio 2012 nelle Sale della caccia e nella Biblioteca “V. Scheiwiller” del Museo, “GIACINTO CERONE E LA LUCANIA. Sculture e disegni dei primi anni 1980-1992” intende ampliare la conoscenza del lavoro di Cerone e il suo forte radicamento nella terra lucana.
Morto prematuramente a soli 47 anni, Cerone ha avuto uno stretto rapporto con la Basilicata. Richiamano le sue origini il calarsi nelle materie, il costante riaffacciarsi di una identità da edificare giorno per giorno, con la consapevolezza che le intuizioni e le esperienze passate aprono alle norme idealie alle regole pratiche in cui si muove la nostra fantasia, al fine di offrire un nuovo contributo al patrimonio della storia. Il futuro è dietro di noi, se non impariamo a ricordare, affermava l’artista performer, interprete di materiali e pratiche tradizionali e al contempo sperimentatore di nuove tecniche.
polietilene con rose,1997
La mostra presenta una serie di lavori dei primi anni, quando un Cerone giovanissimo, erede della capacità manipolativa sul legno appresa a Melfi dal padre artigiano, inizia le prime sperimentazioni plastiche. Catturato dal fascino dei materiali, ne sperimenta le molteplici combinazioni e le possibili modalità di lavorazione, da quelle tradizionali alle più attuali assimilate nelle botteghe di Faenza e di Albisola.
Già dalle prime opere emerge come Cerone abbia esplorato la scultura senza schemi prestabiliti, perdendosi nella materia e plasmandola sul filo di ragionamenti innervati, sempre sul filo della fantasia: le ceramiche rutilanti, i moplen dalle sovrapposizioni di gesso e silicone, i gessi bianchi che sviluppano quel verticalismo memore delle colonne classiche documentano come la sua scultura sia sempre il risultato di una battaglia, fisica ed interiore, con la materia e quindi con la realtà.

senza titolo, 1984
Riflessione e velocità di esecuzione, verticale e orizzontale, sacro e profano, piccolo e grande, concetto e materia, sono termini opposti ma ugualmente presenti nelle sculture dell’artista lucano che opera sempre con l’intenzione, anche attraverso combinazioni di diversi componenti, spesso di scarto, di restituire atteggiamenti contrastanti. Manipolare con grande rapidità un struttura preesistente, per di più abbastanza dura da opporre una resistenza sufficiente a richiedere uno sforzo, a sopportare colpi e fenditure, perforamenti e controbalzi, nasce dall’esigenza di entrare e uscire nella forma, di girarci intorno per poter fendere i giusti colpi che, nel legno e nella pietra, sul gesso, sulla ceramica e sulla plastica, si trasformano in messaggio, enigma e testamento. I materiali cedono così alla volontà dell’artista che costruisce la sua scultura in un’azione scenica da rituale sciamanico, utilizzando il corpo come mezzo di espressione.
senza titolo, 1998
La stessa tensione emotiva e drammatica emerge dai quaranta disegni, in buona parte inediti, che illustrano i primordi di una ricerca (1981 – 1993) promettente anche in campo grafico. Opere quasi mai in rapporto progettuale con le sculture, dove i tagli, i buchi, i raggrumi, le torsioni volumetriche si presentano in segni e forme concitate ma meditate, frutto di una modalità di esecuzione che impiega tutto il corpo, steso a terra con il foglio, per raggiungere spazi che la posizione eretta non consentirebbe. Dai piccoli ai grandi formati, il disegno per Cerone poteva essere un piccolo schizzo da disegnare con entrambe le mani contemporaneamente, il ritratto dei figli, i calanchi di Aliano, le architetture di Melfi, l’acacia di Castronuovo Sant’Andrea. Segni, comunque, di una irrequieta tensione volta a sperimentare tutto. Ecco, allora, le opere realizzate per gli amici: oggetti di uso domestico (le ciotole di plastica), un bastone di legno per domare le fiamme di un incendio in campeggio, il portadita.
A condividere l’iniziativa del MUSMA, seguita dallArchivio Cerone , è la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Basilicata che espone, nella Chiesa del Carmine collegata a Palazzo Lanfranchi, il Presepe drammatico (1996) e un gruppo di significativi disegni degli ultimi anni di lavoro di Giacinto Cerone.
presepe traslucente di barbara salvucci, 2011 L’inaugurazione della mostra dedicata a Cerone è stata anche occasione per affidare a uno scultore la rilettura del manufatto natalizio, da due decenni consolidata tradizione materana. Quest’anno è la volta de IL PRESEPE TRASLUCENTE DI BARBARA SALVUCCI, la giovane artista romana (1970), amica di Cerone. La tensione drammatica delle figure che compongono il Presepe - la Madonna, il Bambino, San Giuseppe l’Angelo, e i due pastori - è amplificata dalla trasparenza della resina di queste sei figure che sembrano modellarsi da sole nello spazio che l’avvolgono. Le superfici curve e sinuose, scavate e sfuggenti come fantasmi, si incastrano l’una nell’altra secondo schemi semplici, con un logico sovrapporsi di piani traslucidi di toni di colore a scalare tra il bianco e il grigio.
Infine, insieme alla mostra e al Presepe, sino al 28 gennaio 2012 due alberi di Natale, anche questi appositamente realizzati per gli spazi del MUSMA, da ROBERTO ALMAGNO (Aquino, FR, 1954) e SALVATORE CUSCHERA (Scarlino, GR, 1958).
Comunicato stampa
 
 
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