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Fernando Arrabal in visita al MUSMA. Video

Portami al Confine. Trailer

Sabina Mirri
Roma 1957
mirri_opere_musma

H2O, 1977
scatola di legno, cm 30 x 25 x 6,5
Donazione A. Franchi dedicata a Mario Quesada, Roma      

La Trasfigurazione della fanciulla leggiadra, 1977
scatola di legno, cm 30 x 25 x 6,5
Donazione A. Franchi dedicata a Mario Quesada, Roma


Senza titolo, 1979
scatola di legno, cm 30 x 25 x 8
Donazione A. Franchi dedicata a Mario Quesada, Roma

mirri sabina_musma

L’imperativo categorico di quest’artista dalla fantasia complicata e le idee chiare è sempre stato quello di produrre un’arte piena di significato: «Nella mia pittura al fuori deve sempre corrispondere un dentro». Ben vivi nella memoria di chi conosce la produzione artistica degli anni ’70, rimangono alcuni dei lavori realizzati dall’artista, allora poco più che adolescente, come le scatole di legno in cui esponeva gli oggetti trovati nella soffitta della sua infanzia. Negli anni ’80 Sabina Mirri partecipa alle prime rassegne dedicate da Achille Bonito Oliva alla post Transavanguardia, con Sandro Chia, Enzo Cucchi e Mimmo Paladino. Si trasferisce a New York, dove è parte del gruppo di artisti gravitanti attorno alla Annina Nosei Gallery. Le numerose serie di dipinti e sculture realizzate da Sabina Mirri nel corso della sua trentennale carriera sono apparentemente molto diverse tra loro, «tutte però tessute con un unico filo», spiega l’artista, alludendo alla trama di intenso sentimento ed ancor più intensi colori che è alla base di ogni suo lavoro.

 

INTERVISTA A SABINA MIRRI
a cura dell'Ufficio stampa del MUSMA

Quando o in che occasione particolare hai detto a te stessa: “Io voglio fare l’artista”?
Ho iniziato a parlare molto tardi, verso i 3 anni. Comunicavo disegnando. Il disegno e la pittura sono stati il mio primo linguaggio.

Hai un rapporto con altre linguaggi espressivi? Se si, quanto incidono sul tuo lavoro?

Uso la fotografia, photoshop, ma solo come mezzo tecnico per realizzare le opere.

Nella realizzazione di una tua scultura, ti muovi nel solco della tradizione o segui un procedimento tutto tuo? Quale funzione ha il disegno?
Seguo un mio procedimento, a cominciare dai materiali. Il disegno è fondamentale

Ritieni che il tuo lavoro, per essere compreso, necessiti di conoscenze particolari?
No.

L’opera comincia il suo viaggio già con un titolo che indirizza il tuo percorso e la possibile comprensione da parte del pubblico?

Il titolo delle opere è superfluo, molte volte condiziona troppo il pubblico, che non si lascia andare mai abbastanza.

Quali sono stati i tuoi artisti di riferimento e, oggi, quelli che guardi con maggiore attenzione?

Sono cresciuta a Roma con De Dominicis, Boetti, Schifano. Purtroppo sono morti, gli artisti di oggi sono ancora loro.

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