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Portami al Confine. Trailer

Giulia Napoleone
Pescara 1936
giulia napoleone, oggetto, 1972_musma

Oggetto, 1972
sicoglass, cm 6,5 x 10
Donazione G. Napoleone, Roma

img_4302

Sfera, 1972
sicoglass, cm 23 x 22 x 10
Donazione G. Napoleone, Roma

giulia napoleone, ricerca di luce 1, 1970_musma

Ricerca di luce 1, 1970
sicoglass, cm 42 x 40 x 3
Donazione G. Napoleone, Roma

giulia napoleone, ricerca di luce 2, 1970_musma

Ricerca di luce 8, 1971
sicoglass, cm 42 x 40 x 3
Donazione G. Napoleone, Roma

napoleone giulia_musma
Il tema centrale delle opere di Giulia Napoleone è la riflessione sulla luce, che nelle sue opere, caratterizzate da una estrema finezza di tocco e da impalpabili trame di segni, non si riduce alla ripetizione di forme invariate e costanti, ma diviene costante ricerca di un divenire naturale. non si riduce a puro effetto geometrico, alla ripetizione di forme invariate e costanti, ma alla ricerca di un divenire naturale. Dopo il diploma al Liceo Artistico in Roma (1957), frequenta l’Accademia di Belle Arti e nel 1963 ha la sua prima mostra personale a Firenze, intitolata “Giulia Napoleone”, i cui disegni riflettono la ricerche di nuovi spazi e nuove morfologie che ella condusse nei suoi viaggi per l’Europa.
Dalla memoria dei viaggi in Olanda, infatti, prendono corpo inedite stimolazioni visive volte all’approfondimento dei temi del segno e della luce. Durante gli anni Settanta, unitamente all'insegnamento all’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, si intensifica il numero delle sue mostre personali e la sua ricerca si indirizza sui terreni della tramatura astratta del segno che attua alla “Calcografia Nazionale di Roma" .  Le due principali direzioni in cui lavora in questo perioso sono il bulino e il punzone, l’uno come esplorazione delle capacità spaziali di un segno netto, l'altro come modulo minimo. Numerose mostre in Italia e all’estero segnano la carriera artistica di questa artista che continua ancora oggi a portare avanti la sua scientifica indagine sulla luce e sul colore.

INTERVISTA A GIULIA NAPOLEONE
a cura dell'Ufficio stampa del MUSMA

Quando o in che occasione particolare hai detto a te stessa: “Io voglio fare l’artista”?
Non c'è stata una vera e propria decisione. Da sempre, ho avuto più interessi che nel tempo si sono affievoliti lasciando campo alla pittura in modo del tutto naturale.

Hai un rapporto con altre linguaggi espressivi? Se si, quanto incidono sul tuo lavoro?
La musica e la poesia hanno una importanza preminente. Accompagnano i miei giorni e le mie ore e sono fonti di ispirazione continua.

Nella realizzazione di una tua scultura, ti muovi nel solco della tradizione o segui un procedimento tutto tuo? Quale funzione ha il disegno?
Penso che esiste una attualità perenne dell’arte in virtù della quale il passato è sempre vivo nel presente. Considero la tradizione come un immenso archivio, uno sconfinato patrimonio di segni cui la mia sperimentazione può sempre attingere per rinnovarsi. Il disegno è espressione primaria dell'autentica sensibilità dell' artista.

Ritieni che il tuo lavoro, per essere compreso, necessiti di conoscenze particolari?
Comprendere un lavoro può significare indagare sulle possibilità imprevedibili e sconosciute che si generano dalla dialettica fra i mezzi linguistici e le esigenze espressive. Di un’opera si possono immaginare tempi, luoghi, storie e significati. Le chiavi di lettura aumentano in rapporto alla complessità del mondo interiore e culturale di chi guarda.

L’opera comincia il suo viaggio già con un titolo che indirizza il tuo percorso e la possibile comprensione da parte del pubblico?
Il titolo può essere vissuto e usato come una ulteriore possibilità espressiva.

Quali sono stati i tuoi artisti di riferimento e, oggi, quelli che guardi con maggiore attenzione?
Gli artisti di riferimento, oggi come ieri: Morandi, Seurat, Rothko, Burri...

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