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The MUSMA in one minute. Video

Fernando Arrabal in visita al MUSMA. Video

L'intervista del MUSMA a Emilio Isgrò. Video

Luisa Valentini
Torino 1954
luisa valentini, contenitoriastronave, 1995, rame_musma

Contenitori: astronave, 1995
rame, cm 150 x 270 x 90
Donazione L.Valentini, Torino


valentini luisa_musma
«Mi piacerebbe pensare al mio lavoro come inserito in una catena di implicazioni simboliche. Simile all’operare solitario e continuo di donne che generano silenziosamente figli, senza mai interrompere l’pera di tessitura. A partire dal metallo, tagliato con il plasma, saldato con la matassa di filo continuo e tinto con ossidi e vernici, fino ad arrivare al tessuto di viscere animali, calcate in lattice e cucite con filo di cotone, da sempre il mio lavoro si avvale di una tradizione assegnata alle donne (le Parche, Penelope …). Una ricerca formale, dove la forma non rimanda altro che a se stessa, in quanto punto di transizione, soglia di metamorfosi, formulazione di una possibile esistenza posta tra il non più e il non ancora». Luisa Valentini
INTERVISTA A LUISA VALENTINI
a cura dell'Ufficio stampa del MUSMA

Quando o in che occasione particolare hai detto a te stessa: “Io voglio fare l’artista”?
Da bimba avevo un costante bisogno di realizzare con le mani i miei “progetti”. Versavo acqua in tante piccole pozze lungo tutto il corridoio ed andavo alla ricerca di formichine da abbandonare nel dedalo delle montagnole d’acqua. Poi stavo tutto il tempo, immobile, ad osservare quei minuscoli individui che, come impazziti, cercavano una via di uscita al loro labirinto. Oppure tagliavo a pezzi i vestiti ed i cappelli della mia mamma per ricomporli, quindi, in costruzioni impossibili che mi ostinavo ad indossare, come “sculture da vivere con il corpo”. Ricordo numerosi altri episodi analoghi ma anche che sempre, incessantemente, avevo tra le mani pezzi di pongo, volevo fermare con esso qualcosa che non sapevo indicare, che non capivo neppure, eppure mi continuava a stimolare, come un motore interiore. 

Hai un rapporto con altre linguaggi espressivi? Se si, quanto incidono sul tuo lavoro?
Mi piace molto la scrittura ma, a livello personale, lo considero uno strumento di scandaglio piuttosto che di creazione.

Nella realizzazione di una tua scultura, ti muovi nel solco della tradizione o segui un procedimento tutto tuo? Quale funzione ha il disegno?
Seguo la tradizione ma la abbandono subito, non appena inizio a calcare il terreno del mio animo. Il disegno mi accompagna costantemente. Schizzi come appunti. Disegni come analisi e verifica della forma. Nervosi e rapidi, i segni trattengono un gesto, senza avere la pretesa di ritagliare uno spazio in maniera definitiva.

Ritieni che il tuo lavoro, per essere compreso, necessiti di conoscenze particolari?
No. Ogni lavoro è soglia per attraversamento della propria interiorità. Eventuali altre conoscenze possono permettere una comprensione del lessico dell’opera, non del suo veicolare significati.

L’opera comincia il suo viaggio già con un titolo che indirizza il tuo percorso e la possibile comprensione da parte del pubblico?
Il titolo chiarisce il senso formale del lavoro. Come tale esso impedisce perdita di tempo che solitamente viene spesa a “comprendere” cosa indichi il lavoro. A me interessa piuttosto quello che affiora al di là, oltre la forma.

Quali sono stati i tuoi artisti di riferimento e, oggi, quelli che guardi con maggiore attenzione?
Sicuramente un Maestro, cui volgere lo sguardo per carpire l’intensità da lui raggiunta, è stato per me Giovanni Pisano, quattordicesimo secolo. Ieri era Tony Cragg, per la libertà nell’utilizzo dei materiali che lo induce ad una sperimentazione continua. Oggi, forse, sono tutte le straordinarie donne che calcano la scena artistica nel mondo: tra loro Shirin Neshat, Doris Salcedo, Mona Hatoum, Louise Bourgeois e molte altre.

Segui l'artista su: Sito internet di Luisa Valentini
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