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The MUSMA in one minute. Video

Fernando Arrabal in visita al MUSMA. Video

L'intervista del MUSMA a Emilio Isgrò. Video

Teodosio Magnoni
Offanengo (CR) 1939
teodosio magnoni, solido vuoto 2, 1992

Solido vuoto 2, 1992
acciaio inox e vernice, cm 60 x 157 x 90
Donazione T.Magnoni, Sutri, VT

teodosio magnoni, torre dei colori che cambiano, 2004

Torre dei colori che cambiano, 2004
(modellino per l'Aeroporto Leonardo da Vinci, Fiumicino)
ferro, cm 49,5 x 10,2 x 10,2
Donazione M. P. e L.Lambertini, Sutri, TV


 

teodosio magnoni_musma
Teodosio Magnoni studia pittura all’Accademia d’arte Carrara di Bergamo e mosaico alla Scuola di Ravenna. Nel 1959, dopo lunghi soggiorni in Svizzera, Spagna e Svezia, è a Roma dove frequenta intensamente le avanguardie artistiche. All’inizio degli anni Settanta attua una ricerca mirata a porre in rilievo non l’occupazione ma lo svuotamento dello spazio: è in questa fase della sua ricerca che avviene il passaggio dalla pittura alla scultura. Da allora si impegna nell’elaborazione teorica e nella realizzazione empirica del concetto di trasformazione dello spazio in luogo e della scultura come luogo in sé, accanto a una intensa riflessione sul vuoto significante. Nel 1954 partecipa al Premio Dalmine. La prima personale è del 1965 alla galleria La Salita a Roma. Partecipa alla Biennale di Venezia (1976, 1978), alla mostra al Karl Ernst Osthaus Museum di Hagen (1978), alla Quadriennale di Roma (1986). Tiene antologiche al Palazzo dei Consoli di Gubbio (1987), nella città di Venzone (1992), al Centro per l’arte contemporanea di Umbertide (1996), alla Galleria Comunale d’arte di Cesena (2001). Ha realizzato sculture di grandi dimensioni per il Palazzo della FAO a Roma (1999), per il Museo d’arte contemporanea di Maglione (Torino, 1999), per la Casa Circondariale, Rossano Calabro (2002) per l’aeroporto di Fiumicino (2003), per la Caserma della Guardia di Finanza di Campobasso, per la Galleria Giovanni XXIII di Roma (2007), a Brufa (Perugia), per il Museo Albornoz di Spoleto.
Dal 1985 vive e lavora a Sutri e Viterbo. È membro dell’Accademia Nazionale di San Luca dal 2009. Diversamente degli altri scultori che cercano l’oggetto, Magnoni cerca ciò che non è l’oggetto, con un agire votato alla svuotamento dell’oggetto, della sua oggettività, per raggiungere una universalità oggettivante. Nel suo lavoro di scultore, toglie la materia per arrivare all’opera, una materia immateriale, ossia non direttamente riferibile a una sostanza naturale, ma eliminazione di ogni inutile riferimento rappresentativo o narrativo che in sostanza (sembra essere una legge alla quale egli sempre si affida) viene dall’esterno a contaminare (ricoprire) il corpo dell’opera. Magnoni ‘sveste’ l’oggetto scultoreo a tal punto da visitarne la sua essenza o entità aperta, non più chiusa in un involucro. Il suo luogo di ricerca, dunque, è e avviene nel vuoto: Magnoni abbandona la materia e il suo scavare, e si dedica al vuoto e al suo rivelarsi.


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