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  Carlo Zauli
  Faenza (RA) 1926 - 2002
carlo zauli_zolla_1975_musma

Zolla, 1975
gres refrattario, cm 18,5 x 26 x 9
Donazione: M.P. e L. Lambertini, Sutri, TV

  

carlo zauli_musma

Carlo Zauli nasce a Faenza il 19 agosto 1926. Sin da piccolo manifesta grandi attitudini manuali che lo portano ad iscriversi, nel 1937, al "Regio" Istituto d'Arte per la Ceramica dove frequenta il corso di studi tecnologici, sotto la guida di Anselmo Bucci e di Domenico Rambelli. La formazione di Zauli s'interrompe nel 1944, per la deportazione in Germania, nel campo di lavoro di Hülz. Torna a scuola soltanto due anni dopo, diventando allievo e collaboratore di Angelo Biancini. Ottiene il diploma di "Magistero Tecnico" nel 1948 e, l'anno successivo, completa gli studi con un "Corso Speciale di Decorazione Ceramica". Il lungo percorso artistico dello scultore inizia nel 1950 quando, assieme agli amici Uberto Zannoni, Averardo Giovannini e Renato Zama, rileva lo studio del ceramista Mario Morelli, la Nuova Cà Pirota, nello stesso spazio dove attualmente si trova il "Museo Carlo Zauli". 

Attraverso le collezioni del Museo delle Ceramiche di Faenza, le numerose fiere ed i concorsi d'arte cui partecipa, Zauli può essere aggiornato sui grandi rinnovamenti formali avvenuti nel mondo della ceramica nei primi anni Cinquanta, rivoluzionata da artisti come Fontana, Picasso e Mirò. Zauli inizia la sua carriera lavorando il materiale della tradizione ceramica italiana. Le prime maioliche, dai vasi asimmetrici ai bivasi, sono ispirate ai modelli fittili mediterranei. La prima mostra personale dell'artista risale al 1954 e presenta, nel Circolo Artistico di Bologna, quarantotto maioliche di straordinario gusto cromatico. Nello stesso anno, Zauli partecipa alla X Triennale di Milano (dove esporrà anche nel 1957, nel 1964 e nel 1968), entrando in contatto con le ricerche ceramiche informali degli artisti del gruppo CoBrA, degli "Spazialisti" e dei "Nucleari", nonché con le concezioni ambientali portate avanti da Lucio Fontana. L'artista faentino partecipa anche alle Mostre Nazionali di Pesaro, di Messina, di Monza e di Vicenza, vincendo numerosi premi. Sono gli anni in cui Zauli conosce gli amici Albert Diato, Nanni Valentini e Giuseppe Spagnulo, spesso ospiti nel suo atelier. È Diato a portare dalla Francia l'interesse per i materiali di alta temperatura, tipici della tradizione ceramica orientale. Mentre continua a realizzare le opere ceramiche in maiolica, Zauli inizia la sua ricerca tecnologica con il grès. Tra il 1956 e il 1957 ottiene i primi smalti bianchi a 1200°, precursori dei cosiddetti "Bianchi di Zauli". Nella personale milanese presso la Galleria Montenapoleone (1957), l'artista espone una sessantina di opere, tutte in grès, che costituiscono i primi risultati importanti con questo materiale innovativo; nello stesso anno espone a Roma, nella Galleria del Vantaggio, numerosi oggetti dall'aspetto biomorfo, decorati con segni informali. Il 1958 è un anno ricco di attività e successi: Zauli vince la cattedra di "Tecnologia Pratica", iniziando la sua carriera di docente presso l'Istituto d'Arte per la Ceramica in Faenza, attività che svolgerà, parallelamente alla ricerca artistica, per oltre vent'anni. Nel 1960 è tra i fondatori di "La Faenza", che produce piastrelle di grès in monocottura al posto della tradizionale maiolica. Prosegue il suo lavoro nel campo dei fregi decorativi architettonici; nel 1960 realizza il bassorilievo (97 m²) per l'Hotel Hilton di Teheran (Iran) e, l'anno successivo, conclude il grande fregio in altorilievo destinato al Poligrafico di Stato del Kuwait. Negli anni Sessanta inizia un periodo artistico in cui può essere definito "scultore di vasi". Il vaso del ceramista è sottoposto ad un progressivo lavoro di sintesi geometrica che, unita ad una sorta di crescita abnorme, lo fa diventare un oggetto scultoreo vero e proprio. Nello studio del faentino sono frequenti le visite di Arnaldo e Gio' Pomodoro, di Giuseppe Spagnulo, di Nanni Valentini e di Lucio Fontana. Nel 1964, Zauli espone per la prima volta in Giappone, mentre sono sempre più numerose le personali in Italia e all'estero. I riconoscimenti ufficiali continuano ad arrivare: al 2° Convegno Internazionale di Estetica Sperimentale di Verucchio, Carlo Zauli ottiene la Medaglia d'Oro per la sua interpretazione moderna della tradizione della ceramica, mentre alla Mostra Nazionale di Vicenza ottiene il Premio "Andrea Palladio" per la sua attività di designer. La poetica dell'artista, dagli anni Sessanta in poi, si riassume nel titolo della sua relazione presentata al convegno dell'Accademia Internazionale di Ceramica di Ginevra nel 1966: Creatività e fedeltà alla materia sostenuta da una "ricerca dell'espressione della forma, esaltata e vivificata dalla materia stessa". Gli oggetti realizzati in questi anni abbandonano le asimmetrie tipiche del decennio precedente per affrontare forme dalla geometria elementare, riscontrabili anche in certe opere di Nanni Valentini e di Ettore Sottsass; spicca, nella ricerca del faentino, l'interesse per gli aspetti tattili dei materiali che lo porta ad ottenere una gamma ricchissima di sfumature materiche, tutte tendenti alla monocromia del bianco, poi conosciuta come "Bianco di Zauli". Tra il 1967 e il 1968, Carlo Zauli diventa compiutamente scultore. Alla scultura giunge dopo aver ultimato un'analisi esaustiva del linguaggio della ceramica, dopo aver messo a punto le metodologie e le tecniche che consentono la realizzazione di grandi opere con materiale ceramico greificato. Nascono così le grandi Sfere, le Ruote, i Cubi e le Colonne, tra il 1968 e il 1972. Zauli mette in atto una sintesi tra la "linea zen" della ceramica, introdotta in Europa da Bernard Leach, e la visione scultorea italiana portata avanti da Leoncillo e da Fontana. L'artista inizia la frequentazione dei pittori Enzo Brunori e Vittoria Lippi. Conosce anche Capogrossi, Afro e Giulio Carlo Argan, che presenta la sua prima monografia pubblicata nel 1968. Nel 1970, Zauli è nominato "Membro Accademico" dall'Accademia Internazionale di Ceramica di Ginevra. Nei primi anni Ottanta, Carlo Zauli recupera il suo interesse per la policromia degli esordi; approfondisce le sue ricerche sulla porcellana, sui diversi tipi di argille e di smalti, raggiungendo dei risultati inediti nella sua produzione precedente. L'artista realizza piccole sculture in porcellana rivestite con smalti di notevole corposità materica, oppure con le ricche trasparenze del celadon. Le forme, sempre più morbide e sensuali, sono spesso rivestite con i "bianchi", vivificati con le sottili sfumature policrome. Dall'inizio degli anni Novanta, una grave malattia degenerativa segna il progressivo rallentamento dell'attività creativa dell'artista faentino. In questi anni, lo scultore realizza una vera e propria rivisitazione formale delle sue opere: Cubi alati, Sfere e Colonne si presentano con il tipico "Bianco di Zauli", arricchito da spruzzature di smalti rossi, azzurri, arancioni e verdi. A Castellamonte, nel 1998, gli è dedicata la mostra Omaggio a Carlo Zauli, mentre a Bologna è presentata l'antologica Carlo Zauli, trent'anni di scultura 1965-1995. L'artista è presentato da Janet Mansfield e Garth Clark tra i dieci Artisti dal mondo partecipanti alla mostra del MIC di Faenza nel 1999, mentre nel 2000 è presente ad Orlando (USA) con una grande Stele di grès bianco. Dopo la lunga malattia, Carlo Zauli, considerato dalla critica internazionale uno dei massimi rinnovatori dell'arte della ceramica, si spegne a Faenza il 14 gennaio 2002. Nello stesso anno, il Comune di Faenza, in collaborazione con il Museo Internazionale delle Ceramiche, dedica all'artista una grande mostra antologica intitolata L'Alchimia delle Terre, mentre nello studio faentino di via della Croce inaugura, per volontà della famiglia, il "Museo Carlo Zauli".  
Segui l'artista su: Sito internet Museo Carlo Zauli
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