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SALA 9
Questa sala di può considerare bipartita: da una parte i lavori di due rappresentanti del Gruppo Forma 1, Antonio Sanfilippo e Achille Perilli dall’altra le opere dell’artista di origini lucane Giacinto Cerone. In più un'artista che ha segnato l'arte italiana a partire dagli anni 60: Giosetta Fioroni.
Il Gruppo Forma 1, costituitosi nel 1947, intendeva rigenerare i codici dell’arte contemporanea abbandonando le predominanti correnti realiste ed eleggendo l’astrazione a linguaggio fondamentale. I concetti principali del gruppo erano: I) - In arte esiste soltanto la realtà tradizionale e inventiva della forma pura; II) - Riconosciamo nel formalismo l'unico mezzo per sottrarci ad influenze decadenti, psicologiche, espressionistiche; III) - Il quadro, la scultura, presentano come mezzi di espressione: il colore, il disegno, le masse plastiche, e come fine un'armonia di forme pure; IV) - La forma è mezzo e fine; il quadro deve poter servire anche come complemento decorativo di una parete nuda, la scultura anche come arredamento di una stanza; il fine dell'opera d'arte è l'utilità, la bellezza armoniosa, la non pesantezza; V) - Nel nostro lavoro adoperiamo le forme della realtà oggettiva come mezzi per giungere a forme astratte oggettive, ci interessa la forma del limone, e non il limone;

 
Nella tempera Arancione (1966) Antonio Sanfilippo (Partanna, TP, 1923 - Roma 1980) trasferisce plasticamente il proprio segno nell’idea di una città immaginaria non priva di aspetti ludici. Il tratto distintivo del gioco scultoreo di Achille Perilli (Roma 1927) è invece il misterioso fluire di cellule geometriche che nel legno de La voglia di Giano Bifronte (1997) materializzano le deviazioni imprevedibili dei moti dell’animo.
 
 

Il gruppa Forma 1 aveva tra i suoi rappresentanti anche Carla Accardi, Ugo Attardi, Piero Dorazio, Mino Guerrini e Giulio Turcato. In sala si può ammirare il ritratto di una solare Carla Accardi, realizzato da Aurelio Amendola a Roma, nel 1985.

Anche Giosetta Fioroni (Roma, 1932), in sala con Maria Paola (1998), si colloca nel clima di rinnovamento che attraversa l’arte italiana negli anni Sessanta. L’artista romana ha come punto di riferimento la cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo. Gli eventi storici sempre più rapidi, la maggiore circolazione di uomini, idee ed esperienze fanno sì che le nozioni di scultura e pittura vengano completamente messe in discussione. La Fioroni è pittrice, scultrice, fotografa, regista, scrittrice e le sue opere si caratterizzano per il plurilinguismo e per la vena onirica e surreale che le attraversa, mai disgiunta da uno sguardo fanciullesco e stupito sulle cose.

 
Impossibile è invece collocare Giacinto Cerone (Melfi, PZ, 1957 – Roma 2004) in gruppi, movimenti, correnti o scuole di alcun tipo. Legno, metallo, gesso, plexiglas, vetroresina, ceramica, marmo, pietra: questi materiali nelle sue mani vengono squarciati, trapanati, saldati, feriti e tale irruente gestualità dell’artista diventa parte integrante dell’opera. «Non mi interessa – scrive Cerone – degli spazi ideali in cui dovrebbe vivere la scultura, ritengo, anzi, che essa debba stare male ovunque »
 
 
 
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    Fondazione Zetema       Comune di Matera Circolo La Scaletta
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