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SALA 10
Quest’ultima sala, con una serie di raffronti tra generazioni e tra scuole di diversi paesi, presenta esperienze che coniugano segno e gesto, geometria e concettualismo, scultura materica e scultura simbolica.
L’itinerario si snoda tra le ricerche ottico-percettive sui rapporti tra spazio plastico e spazio architettonico di Michael Gitlin (Città del Capo, ZA, 1943), l’oscura essenzialità delle definite geometrie di Nunzio (Cagnano Amiterno, AQ, 1954) e la ricerca sulla interazione tra luce e materiali di Giulia Napoleone (Pescara 1936).
Le sculture di Gitlin sono spesso assemblaggi di blocchi di legno non finito: ne l’Angolo delle Tre Parti (1981), un blocco si innalza dal pavimento, l’altro è affisso alla parete, una strategia atta a creare un senso di tensione tra una superficie verticale fissata e un elemento orizzontale che spinge. C’è, nelle sculture dell’artista, una lotta tra dispersione e coesione; nonostante la loro massa, i blocchi di legno appaiono senza peso, come se sfidassero la gravità.
Per dare colore alle sue opere Nunzio utilizza il fuoco, eco di una pratica primitiva per la fabbricazione di utensili: è quindi un colore non aggiuntivo, ma interno alle potenzialità della materia. Come si vede in Esecuzione (1991), l’artista intende la scultura come lavoro sullo spazio che coinvolge unità non illusive ma tangibili.

 
 
 

 
«Io potrei definire il mio lavoro come un’indagine delle luci dell’ombra»: Ricerca di luce 1 (1970) è uno dei sicoglass di Giulia Napoleone. Nel lavoro dell’artista abruzzese, cerchi, punti e linee, si dispongono armonicamente sulle tele e sui diversi materiali utilizzati, componendo rigorose geometrie, quasi partiture musicali.
   
Incontriamo, poi, due ritratti del celebre poeta Ezra Pound, uno, Olotratto di Ezra Pound, è stato realizzato da Filippo Avalle (Chêne-Bougeries, Ginevra, 1947), nel 1968, in metacrilato, materiale plastico dotato di proprietà di trasparenza e opacità, capace, nel contempo, di nascondere e rivelare lo spazio che va oltre la tela. L’altro è Ezra (2010) di Gianni Dessì (Roma 1955).
Allievo di Toti Scialoja ed erede della tradizione artistica italiana che va da Lucio Fontana ad Alberto Burri, Dessì esplora una scultura in dualismo tra astratto e reale, una tridimensionalità figlia della pittura. Nelle sue opere ritorna spesso un giallo primario intenso, da lui chiamato “giallo impertinente” perché nato per caso, mentre era impegnato a fare altro. Quello dell’artista romano è un lavoro che unisce materiali diversi e lo fa attraverso lacerazioni e incisioni della materia, strappi.
 
Sulla destra, invece, Everyday John Cage (2012), un omaggio a John Cage realizzato da Leonardo Sonnoli in occasione del centenario della nascita del musicista. Si tratta di 4 poster in cui le quattro lettere -C, A, G, E- sono il risultato di 4 sessioni di lancio di un dado ottaedro. Quindi ogni lettera è composta in modo casuale, con un disegno predeterminato, dagli otto simboli corrispondenti all'ottavo lato del dado.  
 
 


 
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